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Appunti per uno spettacolo a quaranta anni dalla scomparsa di Aldo Moro liberamente tratto da “L’affaire Moro” di Leonardo Sciascia di: Rossano Baronciani, Francesco Calcagnini, Davide Riboli con Fabrizio Bartolucci, Giuseppe Esposto, Sandro Fabiani, Lucia Ferrati, Matteo Giardini, Monica Miniucchi, Alberto Pancrazi, Claudio Tombini, Sofia Vernaleone aderiscono al progetto: Maria Paola Benedetti, Adele Cappelli, Giorgio Donini, Francesca Gabucci, Jurgen Koci, Claudio Magrin, Mario Mariani, Paola Mariani, Giuseppe Mascia, Sante Maurizi, Vittorio Ondedei, Emiliano Pascucci, Rinaldo Rinaldi, Andrea Solomita, Rosaria Tartaglia, Michele Taurozzi, Lorenzo Trucco, Massimo Vitangeli, Luca Vannoni, Roberto Vecchiarelli (……)

Il delitto Moro avrebbe dovuto essere un momento della nostra coscienza comune, oggi sappiamo che non lo e’ stato, anzi abbiamo il sospetto che si sia fatto l’impossibile perche’ non lo diventasse. (……) Invece quella tragedia avrebbe dovuto essere una grande occasione, uno di qui momenti che la storia ci offre per confronti in profondita’, per ulteriori scandagli e quindi un punto di partenza per un altro tipo di navigazione. C. Bo, Delitto di abbandono, in “Il Corriere della Sera”, Milano, 9 maggio 1979. Dentro questa occasione persa e dopo quaranta anni passati la scuola di Scenografia elabora un’ inquietudine e un presagio non sulla morte di Aldo Moro, ne’ sugli uomini della scorta, ma sul gran varieta’ che si sovrappone alla realta’ di questa tragedia.

Il 9 maggio 1978 il corpo senza vita di Aldo Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani, a meta’ strada tra le sedi dei due partiti piu’ importanti del tempo: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. Lo stesso giorno le Brigate Rosse rivendicarono l’uccisione dell’uomo politico che avevano tenuto prigioniero per 55 giorni. Nell’agosto del medesimo anno Leonardo Sciascia termina di scrivere “L’Affaire Moro”, in cui cerca di fare luce su questa vicenda densa di misteri e contraddizioni.

Non a caso la metafora che lo scrittore sceglie all’inizio del saggio e’ proprio la lucciola, un insetto che emana una piccola luce gettata nel buio, simbolo di un intelletto e di una ragione che non dovrebbero mai venir meno di fronte all’oscurita’ delle trame di una certa politica. Eppure Sciascia e’ solo nel descrivere una storia che rapidamente si trasforma in tragedia, una triste rappresentazione che finisce con il riassumere la deriva di un intero Paese.

“Impreparati (titolo provvisorio)” e’ il tentativo degli studenti e degli insegnanti della scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino di indagare e dipanare i fili rossi che, a partire dall’analisi di Sciascia, si sciolgono e giungono fino ai nostri giorni. Un’opera teatrale che e’ anche esercizio di ricerca dentro un immaginario (ormai perduto) e dentro una storia umana ancor prima di essere pubblica, perche’ Aldo Moro e’ stato un uomo abbandonato dai suoi stessi amici, un uomo lasciato solo che scrive lettere dal suo carcere, mentre fuori dalla sua prigione le televisioni cantavano un’Italia che desiderava solamente divertirsi e uscire dagli scontri nelle piazze degli anni di piombo. Ed e’ forse per questa ragione che “Impreparati (titolo provvisorio)” allo stesso tempo e’ e non e’ un’opera sulla vicenda Moro, perche’ quando si cerca nel deposito falsificabile della memoria e dell’oblio facilmente s’incontrano i sogni e gli incubi della storia, i traumi e il rimosso del nostro passato (ignorato ancor prima di essere metabolizzato) e poi fantasmi e spettri che, seguendo la loro vocazione teatrale, depistano e ingannano ancor prima di signficare; il teatro e’ non luogo per eccellenza, dunque cornice e spazio di ogni storia e di ogni luogo.

Seguendo l’intuizione di Sciascia, la scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino ha scelto di raccontare il caso Moro nella sua declinazione letteraria, con la speranza di lasciare sulla scena tante piccole lucciole che brillino di lieve fosforescenza smeraldina.

“La Storia è Spettacolo della Storia. Lo Stato è Spettacolo di Stato. Lo Spettacolo intrattiene, informa, interpreta, rappresenta, governa e culla. Per chi fatica a prender sonno rimane un luogo dove non s’intrattiene, non s’informa, non s’interpreta, non si rappresenta e non si governa: il Teatro (che per fortuna, allo Stato interessa pochissimo). A quarant’anni dalla morte di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta, la scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino elabora la propria inquietudine sul gran varietà che si sovrappone all’inconoscibile realtà di questa tragedia.”

Cit. Davide Riboli

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