084 Fosforescenza

By 19 Aprile 2018News

Di Rossano Baronciani

Il 9 maggio 1978 il corpo senza vita di Aldo Moro fu ritrovato nel cofano di una Renault 4 in via Caetani, a metà strada tra le sedi dei due partiti più importanti del tempo: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano. Lo stesso giorno le Brigate Rosse rivendicarono l’uccisione dell’uomo politico che avevano tenuto prigioniero per 55 giorni. Nell’agosto del medesimo anno Leonardo Sciascia termina di scrivere “L’Affaire Moro”, in cui cerca di fare luce su questa vicenda densa di misteri e contraddizioni. Non a caso la metafora che lo scrittore sceglie all’inizio del saggio è proprio la lucciola, un insetto che emana una piccola luce gettata nel buio, simbolo di un intelletto e di una ragione che non dovrebbero mai venir meno di fronte all’oscurità delle trame di una certa politica. Eppure Sciascia è solo nel descrivere una storia che rapidamente si trasforma in tragedia, una triste rappresentazione che finisce con il riassumere la deriva di un intero Paese verso l’edonismo e il consumismo selvaggio degli anni Ottanta.

“Impreparati (titolo provvisorio)” è il tentativo degli studenti e degli insegnanti della scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino di indagare e dipanare i fili rossi che, a partire dall’analisi di Sciascia, si sciolgono e giungono fino ai nostri giorni. Un’opera teatrale che è anche esercizio di ricerca dentro un immaginario (ormai perduto) e dentro una storia umana ancor prima di essere pubblica, perché Aldo Moro è stato un uomo abbandonato dai suoi stessi amici, un uomo lasciato solo che scrive lettere dal suo carcere, mentre fuori dalla sua prigione le televisioni cantavano un’Italia che desiderava solamente divertirsi e uscire dagli scontri nelle piazze degli anni di piombo. Ed è forse per questa ragione che “Impreparati (titolo provvisorio)” allo stesso tempo è e non è un’opera sulla vicenda Moro, perché quando si cerca nell’immaginario collettivo facilmente s’incontrano i sogni e gli incubi della storia, i traumi e il rimosso del nostro passato (ignorato ancor prima di essere metabolizzato) e poi fantasmi e spettri che, seguendo la loro vocazione teatrale, depistano e ingannano ancor prima di significare; il teatro è non luogo per eccellenza, dunque cornice e spazio di ogni storia e di ogni luogo. Seguendo l’intuizione di Sciascia, la scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino ha scelto di raccontare il caso Moro nella sua declinazione letteraria, con la speranza di lasciare sulla scena tante piccole lucciole che brillino di lieve «fosforescenza smeraldina».

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