083 Disco Bambina

By 31 Marzo 2018News

Zu Hilfe! zu Hilfe! sonst bin ich verloren così ha inizio Die Zauberflöte di Mozart, ultimo spettacolo che ha visto la scuola impegnata a calcare le scene dei teatri della Rete Lirica delle Marche, Aiuto! aiuto! o io sarò perduto insiste come tema sottinteso nei preparativi di quest’ultimo lavoro che s’approssima al debutto.
Leonardo Sciascia scrive L’affaire Moro nel 1978 e ricostruisce sulla base di pochi documenti a disposizione una intelaiatura di pensieri, di correlazioni, di fatti per provare a capire l’accadimento. Uno speciale pudore ci ha attraversato nello studiare questo lavoro assieme a studenti che all’epoca dei fatti non erano nemmeno nati. Dopo tanto Singspiel e relativo corredo di serpenti e regine della notte, studiare queste pagine serviva da contrappasso: (anche) passo di danza col quale due ballerini, dopo essersi allontanati, s’incontrano di nuovo. Zu Hilfe!
Sciascia apparecchia la tavola con questa affermazione:
L’impressione che tutto nell’affaire Moro accada, per così dire, in letteratura, viene principalmente da quella specie di fuga dei fatti, da quell’astrarsi dei fatti – nel momento stesso in cui accadono e ancora di più contemplandoli poi nel loro insieme – in una dimensione di consequenzialità immaginativa o fantastica indefettibile e da cui ridonda una costante, tenace ambiguità. Tanta perfezione può essere dell’immaginazione, della fantasia; non della realtà.
La tragedia avrebbe dovuto essere un momento della nostra coscienza comune, e non lo è stato. Questa vocazione all’inerzia è come un vento sottile che imprime a qualsiasi barchetta un’unica deriva.
[…] Anche la Speme, Ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve Tutte cose l’obblio nella sua notte
Riaprire queste pagine piene di omissis collettivi significa girare a vuoto. Non stupiamoci che ogni forma di memoria lentamente evapori da noi, e che ogni forma di giudizio rimanga appesa in un vuoto a perdere. Non riguarda la crisi di questo tempo nostro, appartiene alla conformazione morbida della geografia delle nostre abitudini. La verità, il giudizio della storia a cui si affida la famiglia chiusa in silenzio il giorno del funerale privato di Aldo Moro è ancora un archivio complesso di milioni di documenti e chissà quale sintesi sarà mai possibile trarre da questo esubero. Il teatro è un luogo dove la realtà si maschera. Per evitare l’equivoco abbiamo provato a spostare l’asse della tragedia e cantare non le vittime di questo episodio orribile della nostra storia, ma soprattutto quella sospensione della credulità che ha permesso a noi, come cittadini di uno Stato, di accettare la fuga dai fatti che giustifica e santifica, finanche glorifica la nostra inadeguatezza. Un piccolissimo melò Superfantastico di: sparatorie impossibili, sedute spiritiche, laghetti ghiacciati, di giocatori stanchi. Unica dimensione bambina che ci fa vivere.

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