077 Fuori dalla partitura

By 21 Dicembre 2015News

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Post a cura di Daniela Ciaparrone
e Giulia Astolfi, Fabiola Fidanza, Federica Foglia

Lunedì 30.11.2015
Incontro con Rossano Baronciani#4
Fuori dalla partitura

Terzo e  penultimo incontro per la preparazione “atletica” della scuola di scenografia. Tocca al prof. Rossano Baronciani.

Parliamo di tempo e parliamo di storia, però parliamo anche di gatti e topi. Sovrani e nobiltà, un gioco continuo: mantenere il potere. E il popolo che fa? Il popolo taglia teste. Nell’esatto momento in cui la scienza prende piede, cominciano a cadere le teste. Rossano preannuncia cos’è il contesto. È questo il calcio d’inizio della partita “dentro la partitura”. Il contesto, spiega Rossano, è tutto ciò che si rapporta con l’”ismo”: illuminismo, materialismo ecc. Egli sostiene che oggi queste definizioni sono utilizzate come scorciatoia da tanti insegnanti (includendo anche se stesso) ed è su questo pensiero che ci invita a fare molta attenzione a tutti gli “ismi”.

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“Esistono sentieri arbitrari che costruiscono nuclei di senso esplorabili”. Mozart, sostiene il professore, è un genio e in quanto tale non è prevedibile, né associabile perfettamente al contesto. Tutto quello che sta intorno, dunque, decade alla presenza di un genio della portata di Mozart. Ecco allora che il concetto di contesto diventa estremamente labile e fragile. “Oggi, dice Rossano, cercherò di costruire una cornice”. Ed è proprio quello che è avvenuto nell’ora d’incontro in cui Baronciani ci ha chiarito storicamente e antropologicamente ciò che accadeva intorno, prima e durante Mozart. Anche stavolta incontriamo un grandissimo Bergman che con la sua opera ci ha già donato numerosi spunti e fonti di lavoro. Il film in questione oggi è “L’ora del lupo”, scelto come metro di paragone poiché ricco di analogie con l’opera di Mozart. L’ora del lupo è quella in cui si teme, in cui si muore, dove avviene il conflitto tra ciò che appare e ciò che realmente è. “Eterna notte quando ti allontanerai da me, quando i miei occhi potranno vedere la luce?” Il Flauto Magico è dentro L’ora del lupo. E’ un attraversare la notte più che un aspettare l’alba. E’ la notte il passaggio necessario, perché ci sarà sempre un’alba, positiva o negativa che sia. Per vedere il nuovo giorno occorrono occhi nuovi. Per i greci il teatro era educazione degli occhi, Il potere non ha rapporto con il fare, non è compromesso dalle vicende umane. Idea nuova di uomo che non è sottoposto ad un sistema di caste chiuse, è rapporto meccanicistico di azioni che avvengono in lui, è causa-effetto. E’ necessario ripensare alle categorie sulle quali si costruisce l’idea di realtà. Kant parlava del Noumeno, la cosa in sé, come lì dove c’è il mistero, l’ombra. Il flauto magico si situa proprio nell’ora del lupo. Mozart, apprendiamo, è stato fortemente ostile nei confronti dei nobili poiché li considerava inutili. Nonostante ciò, la certezza della committenza privata era importante per il genio.

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Mentre Rossano spiega, la lente del proiettore restituisce un fotogramma dal film Barry Lindon, racconto delle avventure del giovane protagonista, scaltro parvenu che incarna lo spirito imprenditoriale dell’emergente borghesia. Questo film, tratto dal quasi omonimo romanzo di William Thackeray e diretto da Stanley Kubrick nel 1975. Un’altra data troppo vicina a noi per non intravederne il significato.

Abbiamo finalmente compreso l’importanza di leggere nei dettagli? La Regina della Notte, quando il Flauto calca le scene per la prima volta, è nella piena espressione del suo potere. Le tensioni che animano l’opera, sia individuali che collettive, costituiscono lo stesso sangue che infonde forza nelle sue vene. Esse non dialogano, si alternano continuamente in in uno scambio che non ammette coesistenza e il regno di Sarastro, che pretende riassumere in sé, domati, il bianco e il nero, è ancora soltanto illusorio. Il racconto di Rossano Baronciani sul “clima” che caratterizza il Flauto soddisfa pienamente il nostro interesse . Anche questo incontro, tra un chiarimento ed un ripasso storico, si conclude in un atmosfera di appagamento. Sul finire, ripetiamo ancora una volta, che “Il Flauto magico è dentro l’ora del lupo”. Amadeus Mozart e Ingmar Bergman ci appaiono adesso come grandi amici.

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