075 Dentro la partitura

By 21 Dicembre 2015News

Con una certa dose di fortuna e il dono di una cortesia inventata all’ultimo minuto è stato possibile realizzare questo incontro con Michele Mariotti che è Direttore musicale del Teatro Comunale di Bologna, è una delle più fulgide stelle del mondo della direzione d’orchestra, è una persona speciale. Soprattutto speciale. Oggi, sabato pomeriggio, l’Aulateatro si è riempita con una puntualità rara, riservata alle grandi occasioni golose, di allievi interessati e interroganti che hanno ascoltato rapiti.  Tema: Il flauto magico. Senza l’arrocco nel formulario musicale, e attraverso il passe-partout di una timidezza spiazzante, il Maestro Mariotti ci accompagna in un vertiginoso ottovolante per osservare il rapporto tra parole e musica da punti da capogiro. Sono fortune speciali.

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Post a cura di Daniela Ciaparrone
e Giulia Astolfi, Fabiola Fidanza, Federica Foglia

Sabato 07.11.2015
Incontro con il maestro Michele Mariotti #2
Dentro la partitura

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In uno strano ed inusuale pomeriggio, in cui solitamente l’aula teatro riposa il suo legno calpestato per giorni, sono chiamate all’attenzione tutte le teste pensanti del Flauto magico e chiunque altro volesse integrare la propria conoscenza. Il Direttore musicale del Teatro Comunale di Bologna, Michele Mariotti, accetta l’invito a tenere una conferenza su , opera da lui studiata e diretta.

Cosa spinge questo impegnato ragazzo a spendere il suo sabato pomeriggio autunnale e assolato con noi? La risposta sta nella definizione. Il suo essere “ragazzo” lo incita a rapportarsi con i giovani per condividere esperienze e conoscenze. Questo, in effetti, sarà quello che succederà nelle ore d’incontro. Un ragazzo come noi, con qualche anno in più, che ci racconta come, cosa e perché l’hanno portato ad essere lì dove è adesso e a condividere con noi commenti, studi e sensazioni suscitate in seguito allo studio dell’opera in questione. Che le forme di intrattenimento siano cambiate nel tempo, è un dato di fatto ma perchè l’opera ha subito così tanto questo processo di dimenticanza nella cultura, in particolare in quella giovanile? Qual è il ruolo degli addetti ai lavori? Come saremo noi in futuro, nel tener vivo l’interesse per questa forma d’arte? La risposta giunge presto dalle sue labbra e, nella naturalezza disarmante della sua semplicità, non necessita di molte spiegazioni: dovremmo tener vivo l’interesse di tutti per l’opera lirica e riportare le persone a teatro perché il teatro è vita. Anche l’opera è vita.

foto incontro Michele Mariotti

Gli eroi delle avventure talvolta fantastiche (come nel caso de  Il flauto magico), talvolta quotidiane (Così fan tutte) siamo proprio noi, con le nostre passioni, le nostre paure e le nostre differenti sensibilità. Iniziando a “scrostare” (passateci il termine poco di pensiero) Il flauto magico da un punto di vista musicale ed interpretativo, Michele Mariotti ci conferma l’analisi spontanea che era stata fatta fino a quel momento. Quest’opera parla principalmente della vita, dei sentimenti e dell’evolversi delle cose durante il rincorrersi delle ore. La doppia faccia di Monostatos, la stessa dell’opera, che continuamente gioca con “la dualità”: il bene e il male, la luce e l’oscurità, un continuo vortice che si mischia inesausto con tutte le caratteristiche e le particolarità dei personaggi. Poco importa che la Regina della Notte intoni il suo canto sovrannaturale per spaventare Pamina e convincerla così ad agire secondo il suo volere: l’animo di ogni regina è mosso dalle passioni di una donna, per ogni Sacerdote al di sopra del bene e del male ci sarà un Papageno, con le sue buffe debolezze, la sua goffa umanità e il disperato desiderio di una vita semplice e lieta, ma soprattutto condivisa con la sua Papagena. Sono state messe in discussione le svariate chiavi di lettura, ma ad emergere dal letto di note è stata sicuramente la visione de Il flauto magico come un mondo assurdo, assolutamente distante dalle favole per bambini che paradossalmente è visto con i loro occhi. È proprio l’assurdità delle vicende, infatti, che ci fa percepire le sfumature e le emozioni semplici e tipiche dell’essere umano. Amore, vendetta, tradimento, passione, sensualità e amicizia si aggrovigliano su uno sfondo fantastico che ci lascia quasi increduli e stupiti.

Si parte dallo sguardo che alla fine della storia Papagena e Papageno si scambiano. Vero stupore… si guardano… si riconoscono e si amano. Lo stupore è proprio il punto focale dell’opera. Non ha dubbi il direttore d’orchestra: “l’effetto sorpresa” è l’ingranaggio che innesca tutto il meraviglioso meccanismo , vera essenza de Il flauto magico. Il teatro serve a prestarci un contesto, la musica serve a prestarci una voce. Proprio per questo, prima di salutarci, Michele ci regala un prezioso consiglio: “Ascoltate. Ascoltate senza sapere, senza capire. L’opera vi sta parlando, ascoltate che cosa vi vuole dire”.

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